muto incivile accondiscente permeabile

mercoledì 10 giugno 2009

sFamagus

Una donna appigliata alla colonna

a metà della colonna,

una rivolta tetraplegica

metafisica

chiusa borsa

..

anche ora che

l'asse da stiro

si fonde con la sigaretta

ed inquino la nomea degli ufo

ti addormenti

e sento

nonostante milioni di pavimenti

il tuo odore filtrato da elettricità

sempre

ponti distrutti

strattonandoti

vetrine interiori

venerdì 5 giugno 2009

Costanti spettri di morti ,mentre guido

Nello specchio non vedo più, non solo la verità



quella del mattino, del pomeriggio, dei tremolii d'angoscia, dei risvolti della tavola, dei cocomeri sopra plastificati ne d'un sorriso al bordo della piscina o dell'oceano



ma oltre il viso che di viso poco più d'un accattonaggio (anatema d'un retaggio della conseguenza di tali fermenti violenti furiosi)



scorge un cammpo di maggese, il sole brillante che non contento di brillare a se stesso, brucia gli ultimi enfiati, rimasugli di carne e prurigine.



Disteso ti vediamo, con lacrime di pensiero



pieno di adagiatezza, mentre urliamo scalpitiamo come zoccoletti di legno



sulla spianata della tua fronte.



Pulsa quella vena sulla tempia,



riporta ad antichi fasti di vitalità



nefasti giochi autodistruttivi latenti



(non s'è mai accorta d'essersi così infibulata che s'è resa irrevocabile, rage)



ma senza nessuna effettiva evocazione



a darle forza



solamente vaghi ricordi che sembrano lontani



ed ora sulla riva di questo laghetto



il sole terso ,candeggiato



si rispecchia nei silenzi d'introspezione.



L'impeto di vergogna



pervade perverso



con un brivido alla schiena



il mortale autodistruttivismo



la totale assenza di vero incendio



caratteriale



d'un muto.



Per cieca fortuna



non può parlare



per non dire più



ma parlare solamente,



all'insieme di tutte le lune



all'addiaccio della notte



si preparano le gonfie borse



sonnolente al riflesso dello stagnetto



piccolo malnauseato mondo



barocco del provinci-a. --ale



e sputa



residui



tabacco incenso e volgo



spireuditico



"fermati



caccendi e naviga queste foglie



che al primogenito fischio di vento



porta respiro



l'unilaterale ,



in cui avvizzite



percorso



con funamboliche ali spiccano



fissando



senza suono



il passare



..e nel mentre perde un cappello, luminare"





Ma..ammettiamo che io mi sia sbagliato....



no no no no



aspetta....



"un silenzio di fronda"



shhhhh insopportabile esistenzialista



shhhh porco traditore..



odi il silenzio dell'avere?



vero che rinchiude??



shhhhh non strepitare



ti rimetterò fra gli altri capelli



...ma ammettiamo..



ti si ritorce contro....



che mi sia oltraggiatao.





contraddetto loquace



comare





scalmanata





Di più e ruotano



angustie



due o tre passi



sulla sabbia ipocrita



e strapiove.



E' notte , dimentico







domani





volgare disattenzione





dell'indicibile mutezza



palmare









Shh non strepitare



distenditi



e mongolfiera diverrai





ho la vista tremante



da poco sangue alla giugula





l'ora del lupo è giunta





manicomio encomiante,



per un muto che ode voci



parlare?






ci vedi vi vedi ci vedi ci vedi viciv ici cie veidi celo ci vedi glaubrante gla




Claro.

domenica 31 maggio 2009

Frattumiera
































Uno scalpello. uno zoccolo. Il bello.
c'è una connessione tra le vette raggiungibili possibili del bello (e quindi sconsideratamente del meglio , non del bene che è un concetto rotatorio perciò relativo) e lo spuntare, scavare dall'interno?


c'è un modo per fermarti?


bidonvillage" mi fanno eco dall'interno senza filo, ma tutto quello che è village non è mero ma pattu-mi- era. Era un patto con se stesso che era e fu e che mai potrà essere del MI ovvero d'una cosa ineffabile non compiuta , assolta, assoluta.


No impossibile se ti fermi senti il puzzo , non più del girovagare, ma del reclamo dell'ansia, di quel stramalnutritico accidente che è il sentire. Non sentire ma olfattivo.


Recidivo capo d'imputazione permissivo che da un cannocchiale smarrisce gli anfibi giovanili e si prepara, disfacendosi.


Da quando l'assenza ha pesato e continua a pesare così, tanto? E' per caso un vuoto d'assenzio?




Troppe domande più intrusioni, anfratti smercificati oramai del tutto "buono per auotdifesa" divenuta abitudine formale, che come formalismo ha poco a che fare con il reale.


Sarà lo stesso errore dell'altra volta. Probabilmente, ma il nichilismo quindi è corroso. Paradosso nel primo vagito dell'etichetta di "nascita" di qualcosa.


burrito scosceso giù dalla collina fino in prateria, ove visi stolidi annusano il cielo, ne fanno carta da parati, per paresi di proprietà privata.


Mungono ore da soli, in preda al più focolare gesto di derisione , uccidono l'idea relegata all'uomo primitivo e permettono al disfacimento del ronzìo del silenzio d'accatto normale ,afasico, -amembrana.


Se piccoli topi scivolassero da sotto i letti, prostatisi al di sopra delle convenzioni, del sedersi o dello stare in piedi, e si facessero non dico pietosi abbracci ma nullatenenti sospiri?


così da rubar loro respiro alcuno ma energia eretica dell'approdo a barche bisesitili, mestizie artificiose folate,


ma capanni d'oltremare.


uno. uno sprovveduto. un olfatto. un continuo ammantare per disfarre nel sicuro dove oramai la grotta è scomparsa,l'automazione.




cARNALE avversione.




Forse la diversità è un’eterna giovinezza,


un perenne amare i sensi e non pentirsi.




Non più.








Etvoilà.




Di nuovo silenzio dopo l'albero.

domenica 24 maggio 2009

Vani smarriti soffi rauchi versi

IL Porno , l'eroe

notizie di strascischi
perdonami se ogni tanto ti pesterò i piedi,
grazie per la recluta squattrinata puntellata che mira ad oltranze non lontane yarde monitori deretani amabasciatori formicolano
senza una fine delle gesta.
Sbandati" la battuta
che m'è stata

basta con questi urliii

dov'è nostro figlio ?
notizie di nostro figlio
notizie di nostro figlio

"non sei cambiato"

ci sono quà io , prendi l'altro medicalo,
caga sulle scale
come stà il bambino
rita nostro figlio!

non sei cambiato
non cercavo qualcuno con cui parlare
ma qualcuno a cui poter dire
non parlavo a nessuno da tan .

glaziosa puttanaa scalza deficiente
si sballanzola il cesareo
per questo grande anfitrione senza una posa
ma come una malconfezionata spazzina
deambulante
mi ricuce le vergogne
mi riporta all'infanzia
mi custodisce

le carte del morto.
A noi piangendo
se non è vanità, che cos'è Amore?
se non è amore
allora chi sarà?

Pruriscono le fallaci overture falliche
sono senza una posta al gioco del mittente
ed inginocchiato davanti
a me stesso
nel sordo della veglia
domando
"ti basta una serva?"
rise ingoiando un sasso, perciò granuloso come ghiaia e e frantumando denti
e girando alcool
"ti basta una serva?"

"una serva basta e avanza e se non c'è il garzone del fornaio e se anche il garzone del fornaio non durasse, c'è il fornaio in persona" Signor j
NON TI BASTA MAI , SE STASERA NON VADA IO AL TUO POSTO IN BARCA con la
e i maiali in santi
che mi ringraziano e vadano a letto
putrefatti
hanno paura di rincoglionire senza prestigio.
"era per stasera nevvero?"
non sono io , lui è di là,
non è più quà
in mobilità

han fatto bene a venire
cosa ti fa male"

spero tu possa morire vigliacco

lui non è quì signora.
"ripassate domani signorotta"

"STRONZO!"
e messosi a brandire se stesso
come di mascella d'asino
cambiamo i fiori
e dormi
almeno che non sia anche senza me
la camomilla,il prato.
L'ultima a cadere,
dormi
la testa è mia,
non la mia è quì nel reliquiario
e dove nulla va male come l'illusione
dormi senza andarsene
il morto
ma lui la pensa insieme
che non vivono insieme e
i papaveri
-basta il pensiero-
quei due a cavallo
lei aspetta il mazzetto di fiori
al collo
e color di fungo
il nostro amore
al riparo delle inesattezze dell'arte.
e in una via popolare di Tunisi
corroso dalle obiezioni occidentali
incurante del pubblico.

E dove toccherà la sponda naturalmente
avviteranno diversi sonni
e sogni.

Un palazzo non è ciò
che si crede
all'oblìo.

domenica 29 marzo 2009

Santuario di grevi laconiche mura- Un viaggiatore del tempo, disperso


Salve a nessuno.

E' il terzo week end che la presenza mi trapassa, sono tre settimane che mi concede tramite la sua corrispondenza.

E tra le feritoie intravedo cose di altri mondi, tra lo stage che diviene lavoro, tra l'invasione di pluriverso dell'universo della G, ho viaggiato e ora escavatore divengo verme ma non a fini distruttivi, ma d'immaturo campo.

Mi denudo.


Con agape , mi appresto al rielaborare questo sabato e questo pezzo di domenica, ma non in quella merda detta prosa. o solitamente detta, nulla.


Dopo un primo momento/d'arresto/ di violenza carceraria

arriva / e nel tugurio del letto

la sua voce dalla cucina

diletta\


Momenti di rincontro /di ricerca di favella/ed eccola apparir

scolorar

in una canzone


Cena/ ci si appresta ad uscir\ la pioggia batte le porte dell'umore

la nostalgia è prosa

di una rosa

fragile e complessa


Finalmente le profondità/inziano a paralizzare e distanziare

le lontananze

con sottofondo d'autore

imprigionati in casse stereolabili


E' il momento del debutto/ della resa al destino

del passato averno/ che incontra la mitica / cera\

presentata


Dialettica/ e il profondo eccolo/ rifulgente

si leva sui secoli

delle corde del cuore

e mentre le parole escono

la consapevolezza è d'arte

da parte

raggomitolata

nel Suo

tempio/


Ritorno e viaggio \inaspettato / nel futuro del dopodomani

un'occhiata

e via nel cielo puntellato

al tumulo


Differendo lo schermo diffusore/ parole saggie

miste a sagre africane in distillato

provengono da quattro

auree, mura


Dopodichè il buio/ apparente

copre d'un velo le presenze

distanti \calorose/ la minima distanza

il filo rosso è in tensione


Fino all'affogare del sonno demonio

nell'ora dell'illegal ora

pretese d'alzare l'umanoide

corpo derelitto


Sbimestrata domenica

con pioggia d'odor di colpa

ci si appresta

al restìo reale.


Ed un bacio di sfuggita

smuove e raggomitola

le intercapedini

miste a confusione


M'apro e disfo

me stesso

ma v'amo, tutti, spettatori

e con un virgulto

di libertà

donarvi l'energia

tutta

stipata nell'angolo, quì.


D'oltremodo

vi odio ,pubblico, tutti

quando il rifiuto

o i pensieri non detti

divengono rocce


L'invisibile arride

adocchia le unzioni

d'emozioni in gola

persa nella lontananza

nella ricerca del mantenere

quando piega


All'infine , adoro.

Adorami.


E il cadere nel violino

non sarà più

solitudine


pesante, invisibile

certezza



domenica 8 marzo 2009

Spiragliume sul capezzale dei prati


Mi appaiono colori che risalgono al verde marino ..al colore vitreo del vetro di bottiglia, un collo liscio, speciali interferenze giganti che vibrano la corda dell'unità.
Ecco l'aprirsi. Come modificare le sorti immaginate , in periture e perigliose situazioni che fauno Tobia non dispetta di provocare ..con quella miccia lì ..in mano..
Sembra veramente complicata: lei.
Eppure la vedo cadere non veloce ma folle , d'una caduta ripida senza freni , nella voglia di rivederla, di magari assaporare l'attesa di iniziare un discorso e abbattersi a colpi di frantoio , verso il fondo del barile, vero quella sensazione di "voglio parlarti" voglio vederti quì, accanto.
Non a me. Ma solamente accanto, innaturale onnipresenza.
FiNe dell'aRTe:
- la terra che calpestata , trema ha assolute assonanze con i sospiri , che tendono al precipizio continuo ed intanto odori di estate e solitudine e appunto di quel mare di sabbia che coincide con le aspettative rubate di migliaia di persone.
-un quadro appunto pseudo super novalistico in cui una giarrettiera appende ad una scimmia la propria barella e una faccia di putto imbiancato da innumerevoli ceroni cerulei , provocano un decadimento ma un decadimento romantico, per cui il cuore sobbalza di ansia di prestazione.
-una montagnola, collinetta di rifiati senza sola ,piange un ingiustizia una rustica coperta di marmo che travasa sul vivo , nell'inconscio: l'umana tentazione; l'umanità. Un sospiro disperato che ricorda la consapevolezza in un alito di fumo verso il morire del tramonto.
-Me lo disse lei, nella notte di quattro ore sfrontate, la Fine dell'arte.
in Continuazione.

venerdì 27 febbraio 2009

Distorto Anamozolu


Rieccomi quà :

dopo secoli che non poggiavo marmo ,rieccolo e subito si sdraia piccolo Pluriverso, che scendi le scale senza risparmiare alcun fiato perchè solamente un altra storia sull'Italia lo renderebbe furioso. Perchè d'odio , "ti posso passare la lastra" , " no penso sia il vento" .


Ma non penso al demanio o demonio pubblico che non destando , credente al potente che del nulla , di fottute regole si nutre e si copre il culo , ora non ne parlerò.

Di storie di fanti e giullari che non essendo più loro ma trasfigurandosi in vari , moltitudini di figure idiosincrasiche s'appiattiscono e ridendo si infilano in un magazzino con una coperta sul viso.

Ma danno comunque un segnale ,dal magazzino all'ufficio spedizioni e ordini, con pistole a radiofrequenza , dicono dove dovrebbe spirare la polvere e intanto il paesaggio da quella porta la Lòòòòòò " no no no" è Lààà là là là,sembra sempre innevato anche se fuori i raggi solari risplendono impegno ed amore e fiducia nel lavoro come contadini al lavoro.

E si sporca il fratellino ,che comunque pian pianino panino costruisce piani , partendo dalle fondamenta delle scale retrigrade o ( andate?) il suo scritto quotidiano.

La macchinina del dirigibilone è intatta nella scheggia mentale , proprio nella piega dell'emisfero destro e compita, seduce con lunghe cosce incalzate da spoglie chiome a righe la sua adorazione d'orzata ma non dorata. Mai dorata lei sarà, rilegge e rifugge il suo status di cenerentola che danza in sù la polvere , un pò grigia ma al sicuro, al frigo . Nelle sue nubi d'attenzione solitudinarie e spiaccicata.

IL nostro culo quadrato lo hanno in visto in tanti lassù fra le piccole particelle della sedia maneggevole che non copriva distanze di pensiero, ma sola, condivideva con noi la noia dell'esistenza.

In perituro aspetto d'ambra , mi squadrava sgocciolandosi sulla parete , su ogni centimetro del soffitto e mentre sprofondava verso l'incudine

urlavo in silenzio - " ero più curioso di te"